Meno marketing e più sostanza
Il sistema capitalistico odierno si regge sull’apparenza che genera bisogni indotti, è urgente invertire la rotta: per il benessere nostro e del pianeta. Le riflessioni del CEO di Kitzanos, Nicola Pirina.
Redazione
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23 Ottobre 2023
Tempo di lettura: 3 minuti

Essere o non essere.

E se le macchine non avessero né brand né diciture varie (che peraltro, spesso, nella migliore delle ipotesi, rovinano la carrozzeria) e si distinguessero solo per design, prestazioni, consumi e rispetto per l’ambiente?

Cerchiamo di fare un ragionamento breve.

Quando uscì il pacchetto di sigarette neutro per la lotta contro il fumo ci fu diminuzione nel consumo.

C’è resistenza a livello industriale a togliere il packaging nonostante una rivoluzione dello stesso sarebbe drammaticamente urgente per le note ragioni ambientali.

Quindi se si eliminano le problematiche relative alla necessità di status delle persone, se si eliminano o rivedono radicalmente le logiche di marketing, quello che emerge è il vero bisogno delle persone. Che magari compreranno anche meno o solo il necessario.

Questo significa togliere l’anima al capitalismo?

Nella società contemporanea il consumo gioca un ruolo chiave.

La nostra partecipazione alimenta il sistema produttivo.

Ma noi, gaudenti consumatori, siamo consapevoli dei necessari interrogativi sul nostro stato emotivo e spirituale?

In questo contesto capitalistico fallimentare il marketing gioca un ruolo cruciale nel plasmare e rinforzare costantemente l’associazione tra il consumo e i desideri. Questo crea un ambiente in cui l’identità umana è sempre più modellata da ciò che acquistiamo e consumiamo. Il gaudente consumatore è soggetto a un costante bombardamento di stimoli che influenzano la percezione di sé e la connessione con gli altri, sollevando importanti questioni sulla natura umana e sui valori fondamentali.

E gli influencer, sono i nuovi chierici del capitalismo moderno?

Andy Warhol diceva che l’America stabilì un’uguaglianza apparente tra ricchi e poveri attraverso il consumo di beni simili, come la Coca-Cola.

Ancora oggi è così, ma in molte più parti del mondo.

L’ideologia del consumismo ha preso il sopravvento su democrazia e libertà.

Il consumismo è diventato una parte integrante della vita quotidiana.

Il desiderio di possedere oggetti ha soppiantato ideologie e studio.

I beni di consumo non sono più solo oggetti materiali ma mediatori nelle relazioni umane e nel linguaggio sociale.

I media e le interazioni online sono diventati beni di consumo immateriali di pari importanza.

Il gaudente consumatore così affronta insicurezza e perdita di senso. Da un lato.

Dall’altro, questo paradigma persistente che ha creato dipendenza, il gaudente di cui sopra in cicli di consumo che generano dati preziosi per le aziende.

Il consumismo, di conseguenza, è diventato una strategia di potere per influenzare le masse.

E a noi … noi gaudenti esattamente come gli altri … siamo sicuri che sia tutto a posto e che vada bene così?

A Voi la riflessione.

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