Una scelta, non una formalità
Kitzanos aderisce alla manifestazione Fermiamoli insieme — Operatori di Pace, in programma giovedì 4 giugno 2026 alle 18:30 alla Gradinata di Nostra Signora di Bonaria a Cagliari.
L’iniziativa, promossa dall’associazione Partecipazione e Solidarietà insieme a un ampio fronte di realtà religiose, umanitarie, sindacali, cooperative, professionali, politiche e culturali, sarà un momento di standing e reading davanti all’ulivo secolare donato alla città. Pensieri, poesie, preghiere, silenzi. Una raccolta civile di voci attorno a un simbolo antico.
Aderiamo perché crediamo che il momento storico chieda a chi costruisce tecnologia di essere visibilmente, pubblicamente presente nei luoghi della responsabilità civile. E perché crediamo che la pace non sia una variabile esterna del nostro lavoro, ma una sua dimensione interna.
La tecnologia che costruiamo è già una posizione
Kitzanos progetta e sviluppa tecnologia. Lo facciamo da Cagliari, da una Sardegna che vogliamo vedere — e contribuire a far diventare — un produttore sovrano di infrastrutture cognitive di livello europeo. Lo facciamo con un team di persone che ogni giorno scrivono codice, disegnano architetture, integrano sistemi, formano altre persone.
Nessuna di queste attività è neutra. Ogni tecnologia che costruiamo incorpora una visione del mondo. Ogni architettura che progettiamo riflette un modo di intendere il potere, l’accesso, la distribuzione delle capacità. Ogni servizio che mettiamo in produzione contribuisce, anche in piccolo, a definire il tipo di società digitale in cui vivremo nei prossimi venticinque anni.
Riconoscere questo significa accettare una responsabilità. Significa rifiutare la finzione secondo cui chi fa tecnologia si limita a “fornire strumenti”, lasciando ad altri il compito di pensare a cosa servano. Significa, al contrario, abitare consapevolmente la zona di confine tra costruzione tecnica e costruzione civile.
Quando Papa Leone XIV ha detto, nel suo Messaggio dell’aprile 2026, che “il mondo è distrutto da un manipolo di tiranni”, ha indicato qualcosa che riguarda direttamente chi fa il nostro mestiere. La concentrazione del potere — economico, tecnologico, geopolitico — nelle mani di pochi attori globali è oggi una delle questioni più urgenti del nostro tempo. E quella concentrazione passa anche attraverso le infrastrutture digitali, i modelli di intelligenza artificiale, le piattaforme che dominano la nostra vita quotidiana.
Le imprese tecnologiche europee, e in particolare quelle che operano da territori come la Sardegna, hanno una scelta da fare. Possiamo limitarci a essere ingranaggi della grande macchina extra-europea, oppure possiamo lavorare consapevolmente per costruire alternative: infrastrutture cooperative, modelli distribuiti, soluzioni capaci di restituire margini di sovranità alle comunità e alle istituzioni democratiche.
Kitzanos ha scelto la seconda strada. Ogni progetto che portiamo avanti — dall’intelligenza artificiale ai sistemi di gestione del dato, dalle piattaforme di servizio alle architetture cloud — prova a tenere insieme qualità tecnica e responsabilità civile. Non sempre ci riusciamo perfettamente. Ma è la direzione.
Da Cagliari, con Cagliari
C’è poi una ragione più semplice, e per noi più personale, per cui saremo a Bonaria.
Kitzanos è un’impresa cagliaritana. Le persone che lavorano con noi vivono qui, crescono qui i loro figli, frequentano qui le scuole, gli ospedali, i mercati, le piazze. Quando una città organizza un gesto pubblico così importante, davanti a un luogo così simbolico come la Gradinata di Bonaria, le imprese che da quella città traggono identità e radicamento hanno il dovere di esserci.
Non per visibilità. Non per immagine. Per appartenenza.
L’ulivo secolare attorno a cui ci raccoglieremo è stato donato alla città dall’associazione Partecipazione e Solidarietà. È un dono che ha già, in sé, un significato profondo: trasformare un albero — radici, tempo, paesaggio — in un punto di raccolta civica. Restare in piedi davanti a quell’ulivo, in silenzio, insieme a sconosciuti che hanno scelto di esserci per la stessa ragione, è il modo più semplice e più potente di dire: questa città ci appartiene, e noi le apparteniamo.
Un invito alle imprese che ci leggono
Lo diciamo soprattutto a chi, come noi, fa impresa nel settore tecnologico e digitale: la presenza fisica conta. Conta più di un post, di un comunicato, di una donazione discreta.
Chi costruisce le infrastrutture su cui passerà il futuro ha il dovere di mostrarsi nei luoghi in cui quel futuro viene dibattuto, sognato, difeso. Ha il dovere di essere riconoscibile non solo come fornitore di servizi, ma come parte della comunità civile.
Per questo invitiamo le imprese amiche, partner, clienti, fornitori — chiunque condivida con noi una qualche forma di legame professionale — a esserci. A Bonaria. Giovedì 4 giugno. Alle 18:30.
Sarà un’ora del nostro tempo. Sarà, ne siamo certi, un’ora che vale.



