L’incontro con Francesco Cicione è stato uno di quei momenti rari e preziosi in cui un dialogo sembra essere cominciato prima ancora di iniziare. E proprio per questo si comprende subito che non potrà esaurirsi in una sola conversazione.

Quando Francesco ha pronunciato quelle due parole — katà métrōn, secondo misura — Carlo Mancosu ha riconosciuto, nella prospettiva da cui le faceva emergere, questioni che attraversano da anni il suo lavoro e le sue riflessioni sul rapporto della nostra epoca con la tecnica e il calcolo: metro e misura, mappa e territorio, fini e relazioni.

Un tempo saturo di metri

Il nostro tempo non è privo di misura: è saturo di metri. Misuriamo il PIL, il ROI, l’engagement, il benessere, perfino la felicità. Il problema non è il numero, una delle più potenti tecnologie di relazione che abbiamo costruito. Il problema comincia quando il metro dimentica la riduzione che ha compiuto e pretende di coincidere con la cosa.

Ogni sistema di misurazione incorpora decisioni anteriori al calcolo: che cosa costituisca un’unità, dove inizi e finisca il fenomeno, quali differenze conservare, quale errore sia tollerabile, quale esito conti come desiderabile. Nel tempo queste scelte si sedimentano in standard, formati e protocolli. Il metro rimane; la relazione che lo ha prodotto si ritira.

La tecnica dentro il mondo

Nel dialogo entrano la distinzione aristotelica tra techné e phronesis, l’intelligenza artificiale e la responsabilità, il paradigma tecno-crematistico e le sue conseguenze meno immediate. Non per opporre una presunta purezza umana alla macchina, ma per mantenere attribuibili e discutibili le mediazioni: chi ha stabilito il fine, quale mondo è stato reso calcolabile, quali conseguenze ricadono sugli altri.

L’Innovazione Armonica proposta da Cicione nasce dalla subordinazione della tecnica alla sapienza. La prospettiva relazionale di Mancosu insiste sulla necessità che ogni metro dichiari il proprio punto di osservazione, le premesse e i limiti. La prossimità fra queste posizioni non cancella le differenze: le rende produttive.

Innovare non significa occupare tutto lo spazio del possibile, ma lasciare visibili le mediazioni, attribuibili le decisioni e aperta la possibilità che ciò con cui entriamo in relazione ci costringa a cambiare domanda.

Il dialogo completo, scritto da Carlo Mancosu con Francesco Cicione, è pubblicato su Dasein (Esser-ci), il blog di Carlo Mancosu per Nòva – Il Sole 24 Ore.

Leggi “Katà métrōn” su Dasein →